A Oslo ho visto delle case che il cielo c’entrava tutto dentro e persone che si piegavano esattamente a metà. Ci siamo sfidati con un fioretto affilato di parole spaccacuore e abbiamo gareggiato stando in bilico su un guardrail che andava a sprofondare giù verso l’infinito. Il nostro amore è come il tuo cane: una foglia d’autunno che si aggrappa al ramo sperando che non tiri vento. Vorrei poterti dare di più, avere a disposizione il conto corrente della chiesa cattolica, farti dormire su quei campi di velluto che abbiamo visto dall’aereo. Siamo tornati ed ora è settembre e le ombre diventano piccole. Tutto è cambiato e niente è cambiato davvero. Sono di nuovo qui, circondata dall’assenza, in attesa dell’autunno meno ventoso della storia.
