Una ragazzina sola, svogliata, in una stanza con un tavolo da colazione, una stanza che altrimenti sarebbe vuota.
I violini sono al centro della mia attenzione.
Mentre mia madre legge ad alta voce, mi sforzo di capire, cerco di renderla orgogliosa di me.
Ma calano le ombre.
Le ombre sono nella mia testa.
La mia testa, che è una stanza colorata…
Non si può far finta che non ci sia qualcosa che non va.
Non chiamarmi Figlia, non è adatto.
La fotografia che conservo me lo farà ricordare.
Sto stringendo la mano che mi tiene schiacciata a terra.
Tu mi dici che risalirò.
Ma ora calano le ombre. E sono sempre più giù.