Di giorno, di notte, la pioggia perenne. Un uomo che si avvicina e dice “sto per morire” ma tranne te nessuno lo verrà mai a sapere, perché ora lui sparirà del tutto, ultimo avvistamento a Covent Garden, e poi smetterà di volare. Camera in ostello, odore di disinfettante, preservativi nei cessi, tram, poi taxi e metropolitana, e com’è che la gente si gira sempre dalla parte giusta e tu viaggi sempre all’inverso, testa sul vetro, signore sedute di fronte. Vassoi di plastica da prendere tre o quattro alla volta. Un giorno poi ti sposerai, accenderai un mutuo, farai figli, comprerai mobili a credito, una station wagon di seconda mano, ordinerai le penne in un barattolo e il calendario ti dirà che è ancora lunedì, e smetterai di volare. Fatti vivo appena vuoi. Sarebbe rimasto ancora tanto da dire. Eppure.
Scruto la finestra di messenger e vedo gente qualunque. C’è anche l’eminente scrittore, lì, altero. E’ distante, ma c’è. Com’è che lui dice di essere un perdente ed io invece lo vedo sempre sul podio, non lo capirò mai.
Sto qui al computer tutto il giorno, in casa, 24 ore su 24. Mi sono ritirata come il pisello di un uomo nudo sui fiordi a gennaio.
Prendo gli antibiotici quindi non bevo né fumo, e guardo film, guardo un sacco di film.
Sono giorni di commovente lucidità.
Questi giorni di astensione mi hanno portato a capire che ho il sistema immunitario di un leucemico, in quattro giorni ho rifatto tutte le malattie infettive delle elementari.
Ma io non ci sono, né in casa, né da nessuna parte.
Al posto mio c’è una sagoma di cartone.
Non sono morta, ma nemmeno tanto viva.
Non sono abbastanza brillante per concepire qualcosa che mi faccia risalire la corrente di sterco.
Vivo incartata.
Magari se infilate il gettone e fate una colletta e raggranellate una somma sufficiente a farmi un po’ respirare, un sorrisino può essere che ve lo faccia.