Ho mal di gola, sono clamorosamente stanca, accuso dolori muscolari e fitte fortissime al torace, tossisco sangue e vomito con facilità. Speravo fosse ebola, anche perchè ero curiosa di vedere le vesciche che si dissolvono come carta bagnata, invece dicono che sia solo tracheite emorragica, di quella che viene anche ai canarini. Butto giù antibiotici su antibiotici, così mi verrà l'ulcera e potrò finalmente pensare ad altro. Non sono questi i problemi. Non è vero che quel che conta è la salute. Io, ad esempio, baratterei volentieri dieci - quindici anni di vita se riuscissi a conoscere qualcuno che sia indipendente, militesente, automunito, puntuale, termoautonomo, che non affronti questioni cromatiche, che non sia affetto da distrazione congenita e da avversione totale per la logica e per gli aspetti pratici della vita, che non sia stordito e che abbia un minimo di abilità manuale, che non faccia il personaggio, che non si sieda su poltroncine ergonomiche attizzando il fornello della pipa al termine di una retrospettiva di kieslowski al cineclub. Ma mi pare che in giro ci sia solo gente da uccidere a badilate. Un sacco di gente devota alla menzogna ed al culto di se stessa. Però c'è. Ce n'è una. Una sola persona. Che conosce l'ansia che mi morde il culo, che sa che non sono pronta per niente, che saprebbe farmi il regalo giusto per il mio compleanno perchè sa in ordine alfabetico tutte le cose che mi piacciono. Per lui non ero un'extraterrestre. Per questo e per molto altro non saprò mai essergli abbastanza riconoscente. Giù il cappello per te, oh Messico. Inchino.
Lo stomaco non regge più. I nervi non l'hanno mai fatto. Stasera proiettano il mondo, ma sono seduta lontana e non ci vedo, io non ci vedo. Questa non è la mia casa. Quella non è la mia famiglia. Non cerco nessuno. Voglio passare la notte e non ricordare. Vorrei che tutto fosse una tazza di latte silenziosa. Non mi importa. Mi sorridi e lo sai che sto male. Mi parli e lo sai che vorrei essere altrove. Io non architetto incroci subdoli. Io non lo so. Non c'entro nulla. Qui, lì, che differenza fa? Tanto è sempre la stessa storia.
Dentro le mie costole d’inverno fa un freddo boia e d’estate si boccheggia come rospi. Dentro le mie costole ci sono posti dannatamente orribili, strade tutte uguali, organi tristi che lavorano, si ingoiano, si digeriscono, si consumano. Ci sono le Lucky Strike, c’è un computer di bordo, c’è una spiaggia deserta, c’è l’interferone, c’è lo spreco, ci sono parole imprigionate senza propulsione, c’è un ragno con otto piedi e otto occhi che si autocosparge di alcool nella speranza di venire incendiato. Una mediocrità atroce. Dentro di lui invece c’è un mondo intero. Lui vomita arcobaleni. E’ la pausa tra il fulmine e il tuono, è la freccia che centra il bersaglio, è l’attimo prima della mezzanotte, è il ghiaccio sotto la neve, è una leggenda che nessuno racconta. Quella è una persona davvero importante. E le persone veramente importanti nei libri di storia non ci sono.